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Stiamo tutti bene (e assai emozionati)

Cari amici, sostenitori, simpatizzanti e groupies, é con immensa gioia che vi annuncio che la creatura sarà in tutte le librerie del regno a partire da GIOVEDÍ 20 APRILE. Giusto in tempo per la digestione del pranzo di Pasqua e lo smaltimento dell’incazzatura per il rituale diluvio universale di Pasquetta.

All’interno del libro troverete anche due preziosissime guest star, ma non vi anticipo nulla per non rovinarvi la sorpresa.

Intanto ve lo presento. É lui:

copertina finale

Noi le ali gliele abbiamo messe.
E mo’ speriamo che voli!

Vi terrò aggiornati sulle date delle presentazioni.
Intanto grazie a tutti e a prestissimo!

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Ultime notizie dalla famiglia

In questi mesi di lontananza, sono avvenuti alcuni fatti che definirei oltremodo pregnanti per la nostra famigliola.
Cioè, a dire il vero ne sono avvenuti una caterva, ma direi di concentrarci sui principali, altrimenti invece di un post mi toccherebbe scrivere un trattato in dodici volumi con annessa batteria di pentole in acciaio inox 18/10 e mountain bike con cambio shimano.

Partiamo dunque con:

L’EVENTO PREGNANTE NUMERO 1.

unioni-civili

Ebbene sì.
Dopo tanti anni di concubinaggio clandestino, io e la bionda potremo finalmente unirci civilmente.
Il che significa che continueremo a convivere come abbiamo sempre fatto, ma – grazie a questa nuova legge – lo faremo con estrema educazione, parlando a modino, non parcheggiando in doppia fila e facendo sempre la raccolta differenziata dei rifiuti.
Insomma, in modo parecchio civile.

Inutile dirvi che avremmo preferito un’unione magari meno civile e più matrimoniale, ma si sa, non si può voler tutto. Anche perché, parliamoci chiaro, malgrado il nome – civilissimo, per carità – i fondamentali ci sono tutti: io e la bionda potremmo farci reciprocamente visita in carcere, assisterci in ospedale e avere la reversibilità della pensione nel caso una delle due dovesse dipartire.
Tutte cosucce allegre, insomma.

Aspettate un momento… Forse proprio tutto tutto in questa legge non c’è.
Ho come l’impressione che manchi qualcosa all’appello.
O, meglio, qualcuno….

Eh già. Si sono scordati del nostro nanetto.
Lui non figura nella civiltà dell’unione.
Niente, non ce n’è proprio traccia.
Ma è chiaramente una distrazione, una svista, un banalissimo lapsus.
Sì, non c’è altra spiegazione.
Come potrebbero aver rimosso scientemente dalla nostra civile famiglia, il nostro civilissimo figliolo?
Via, non è possibile.

Cioè, io dovrei davvero credere che qua, Camera, Senato e soggiorno con doppia esposizione, si siano preoccupati tanto di dare dei diritti agli adulti per poi tralasciare completamente quelli dei bambini, che sarebbero quella cosetta meglio conosciuta come il futuro del mondo?
Naaaaaa… Lo vedete da voi che è pura fantascienza!
Ecco, io penso che le cose in realtà siano andate così: essendo il nostro un paese ormai a tasso di nascita prossimo allo zero assoluto, forse questa faccenda della pargolanza non è la prima che gli è venuta in mente. Poi, dai e dai a limare la legge, a saltare canguri, a mettere d’accordo capre con cavoli et voilà che, nella concitazione del momento, gli sono sfuggite le creature.

Niente panico, dunque.
Sono certa che, accortisi della defaillance, i nostri prodi governanti vi porranno rimedio in men che non si dica.
E nostro figlio, insieme a tutti gli altri italici nani, a brevissimo vedrà riconosciuti tutti i suoi sacrosanti diritti.
Per cui sì, io sono tranquilla e dormo tra due cuscini.
Ah, questo cuscino qua è tuo, bionda?
Vabbé, ma chi l’ha deciso che tu debba avere quello più morbido e piumato?
Beh, questa è un’ingiustizia bella e buona, sai?!

Ok, rettifico.
La realtà è che io continuo a dormire da schifo su un solo cuscino duro e scomodo.
Ma conto di chiedere a stretto giro un’interrogazione parlamentare anche per questo.

 

L’ EVENTO PREGNANTE N. 2

remedios

Inutile girarci intorno: sì, è proprio lei.
Ana Remedios Perez De La Fuente, ovvero la storica ex della bionda.
Cosa ci fa tra gli eventi pregnanti dell’ultimo semestre?
Semplice.
La nostra Meryl Streep della Costa Blanca è ufficialmente tornata su piazza.
Già già.
Questa estate si è separata ufficialmente dalla moglie Carmen ed è tornata a essere una donna libera.

Nulla di strano, penserete voi. D’altronde quante coppie, anche con figli, si sfasciano quotidianamente? Un po’ come la mia Fiesta, con la differenza che non c’è sempre un nerboruto meccanico Bruno in grado di rimettere a posto i cocci.
Comunque, qui la questione è un’altra.
Concordo con voi sulla tragica normalità dell’evento, se non fosse che la suddetta separazione è avvenuta in circostanze, diciamo, oltremodo sospette.
E per “oltremodo sospette”, intendo che l’iberica coppia è scoppiata a meno di ventiquattrore dal loro rientro in Spagna, a seguito di una breve vacanza.
Vacanza svoltasi a Roma.
Per la precisione, a casa nostra.
Ora, qualche campanello vi è suonato?

Non ci è stato dato modo di sapere il motivo di questa improvvisa rottura – il che rende il tutto ancora più preoccupante /barra/ terrificante – perché Reme al momento ancora non si sbottona. Dice che la turba parlare di Carmen, cosa che posso assolutamente comprendere. Un matrimonio finito, l’affidamento della figlia, la casa da lasciare… Non sono argomenti di conversazione propriamente piacevoli.
Va bene.
Ma allora si può sapere di che cavolo parla con la bionda, visto che ha preso a chiamarla qualcosa tipo quattro volte al giorno?! Non si sa. Quando glielo domando, la bionda scuote la testa con aria grave e mi dice che ha già parlato tanto al telefono con Reme, per cui non potremmo parlare d’altro?

Questa è dunque la mia attuale situazione. Ana Remedios Perez De La Fuente è tornata in pompa magna a incombere sulla mia capoccetta.
E le due principali compagnie aeree low cost, hanno deciso di darle man forte, inaugurando una nuova tratta Alicante-Roma senza scali e con costi dannatamente abbordabili.
Il che significa che sì, sta per tornare in visita nella Città Eterna.
Per distrarsi un po’, dice lei.
Allora vattene in un bell’albergo del centro, dico io.
Ma non possiamo lasciarla da sola! dice la bionda.

Morale della favola: sta per tornare a casa nostra.
Ok, andiamo al dunque.
Amici e amiche single – ma pure impegnati, non stiamo a formalizzarci – ho bisogno di voi.
Se qualcuno volesse trascorrere qualche giorno (otto per la precisione, sempre che Reme non decida di trasferirsi definitivamente sul nostro divano letto) con una esuberante spagnola, che somiglia tanto tanto a Meryl Streep, mi contatti in privato.
Garantisco discrezione.
E un lauto bonifico.

 

L’ EVENTO PREGNANTE N. 3

Veniamo ora alle note positive.
Mi rendo conto che non sia facile, dopo la ferale notizia dell’imminente avvento di Remedios, ma possiamo farcela. Perché sarà anche vero che la cara Reme ha già in mano i biglietti aerei per la sua prossima trasferta, ma la nostra ridente famigliola da un po’ di tempo a questa parte sta viaggiando molto più di lei.

mondo-blog

I paesi colorati che vedete, sono quelli dai quali questo blog è stato letto. Eh sì, il nostro tenero nanetto ha fatto letteralmente il giro del mondo…
E tutto questo grazie a voi, che ci avete seguito, ci avete scritto, avete partecipato alle nostre avventure rendendole, in un modo o nell’altro, un po’ anche vostre.
Per cui mi piace immaginare che questo meraviglioso viaggio lo stiamo facendo insieme, noi e voi, anche adesso che sono qui da sola, seduta al tavolo che una volta era la mia scrivania e che da qualche tempo a questa parte si è magicamente trasformato in un deposito di giocattolame vario del nano, che solo per ricavare un angoletto per poggiare il computer mi tocca chiamare un’impresa edile con ruspe e bulldozer.

Ed è da questo angoletto circondato dal mondo del nostro bambino, che – con un grande sorriso e un accenno di commozione – voglio condividere con voi una splendida notizia.
“Stiamo tutti bene” diventerà un libro.
Io, il nano, la bionda, ma anche la Carlona, il Conte, Bruno, Lorenzo, Barbie, tutti quanti, persino le suore scalze e baffute, traslocheremo sulla carta stampata.
E lo faremo con una casa editrice che solo a nominarla mi riempio tutta d’orgoglio e soddisfazione: “La nave di Teseo”.

Come se tutto questo non fosse già abbastanza emozionante, aggiungo anche che, grazie a una persona meravigliosa incontrata lungo il cammino di questo blog, potrebbe succedere che un giorno ci ritroviate tutti quanti belli spaparanzati direttamente sugli schermi di casa vostra… Sì, pure Ana Remedios De La Fuente. Tanto quella bella spaparanzata a casa nostra ci sarà già.

Qui abbiamo già i bagagli fatti, per cui non preoccupatevi se non troverete più i vecchi post, stanno tutti quanti nella mia valigia e sono pronti per accompagnarmi in una tragicomica avventura nuova di zecca. Ovvero quella della sottoscritta che andrà a mettere la sua attonita faccetta alle presentazioni nelle librerie.
Non sto neanche a dirvi quanto mi piacerebbe che questa potesse essere anche un’ occasione per conoscervi, perché vorrei davvero ringraziarvi uno per uno, di persona.
Sempre con la mia attonita faccetta.

Comunque vi darò dal blog tutti gli aggiornamenti e, se potrete esserci – inutile dirlo – sarà davvero una festa!

Ora, però, prima di salutarvi, ci sarebbe una persona che vorrei presentarvi.
Ancora non la conoscete.
O forse sì.
Vi darò un indizio.
Ha il sorriso di sole e gli occhi di mare…

“I…è aereo?”

“No, tesoro mio. Quello è un crocifisso.”

“No!!! I è aereo!”

“Fidati, non è un aereo, è Gesù Cristo”

“I… vola?”

“Beh, ecco, non è che proprio voli… Però cammina sull’acqua, direi che ci possiamo accontentare, no? “

“I… camina su succo?”

“Oddio, non saprei… In teoria potrebbe, se l’ha fatto sull’acqua…”

“E co ‘e scappe?”

“Con le scarpe? Mi sa che andava scalzo, però ora sinceramente non ricordo…”

“I… su succo pera?”

“Ma ‘sta cosa del succo non l’avevamo chiarita?”

“I…vola ne’ cielo?”

“Ok, nano. Hai vinto tu. È un aereo…”

“I è aeeeeereoooooo!!!!!”

Seguono salti e grida di giubilo.

Signore e signori, avete appena conosciuto nostro figlio.

A prestissimo!

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1. Ed è solo l’inizio

In principio fu Giuda o Maria Vigliacca.
Anzi, furono Giuda e Maria Vigliacca perché, visti i presupposti, sarebbe stata come minimo una gravidanza gemellare.
So che possono sembrare appellativi quanto meno inappropriati per la propria progenie, ma questo perché ancora non sapete come andarono le cose.
E per saperlo è necessario che vi caliate nei miei panni dell’epoca, per la precisione questi:

1. avete appena compiuto diciotto anni, quest’anno avete l’esame di maturità e a scuola state francamente andando di merda.
Ça va sans dire che ai vostri pluri-laureati genitori la situazione è tutt’altro che gradita.

2. quindici minuti fa avete avuto il vostro primo rapporto sessuale. Quello sul quale avete elucubrato per anni interi, letto libri e riviste, ascoltato tutte le esperienze delle vostre amiche (perché ovviamente tutte l’hanno già fatto tranne voi) e sbirciato tra i giornaletti porno di vostro fratello (fornitore, tra l’altro, anche di eloquente materiale video). E, ça va sans dire, il vostro primo rapporto è appena terminato con un bel preservativo bucato.
In quel momento avete capito il detto “la prima volta non si scorda mai”.
Ancora oggi ve la sognate la notte.

3. state con il padre dei vostri ipotetici figli da circa due settimane. Se voi vi sentite troppo giovani perché avete solo diciotto anni, ricordatevi che lui deve ancora farne diciassette. Un toy boy, insomma.

4. al consultorio che avete immediatamente contattato per avere una pronta risoluzione del problema, hanno negato con forza l’esistenza di una fantomatica pillola del giorno dopo. Eppure voi ne avete sentito parlare dalla vostra migliore amica.
Solo che sono le vacanze di Natale, lei è in vacanza in qualche località sperduta della Val Pusteria e non hanno ancora inventato i cellulari.

5. last but not least, il gagliardo ricciolone con il quale avete consumato l’amplesso dal catastrofico finale, a differenza vostra che manco siete battezzati, è un fervente cattolico e solo a sentire nominare l’interruzione di gravidanza viene colto da violente crisi mistiche.

Insomma, questo era lo scenario del possibile, a questo punto probabile, anzi – per come stava andando il tutto – ormai certo concepimento dei figli della jella.
E così, nelle due settimane che mi separavano dal temuto test di gravidanza, mentre da una parte ero attivamente impegnata a invocare il santo patrono del ciclo mestruale, dall’altra immaginavo il destino dei piccoli Giuda e Maria Vigliacca. Un destino ineluttabile di spaccio e prostituzione, chiaramente procurato dal portare i nomi che gli avevo affibbiato.
Per fortuna le cose andarono diversamente. Alla fine il ciclo arrivò, io smisi di rigettare ogni qual volta vedevo la chioma fluente del ricciolone e in breve divenni una delle massime esperte mondiali in tecniche di contraccezione.
Gli anni passarono, seguirono altri fidanzati e col tempo Giuda e Maria Vigliacca divennero nient’altro che un simpatico aneddoto da salotto.

Questo almeno fino a quando, sulla spiaggia di una bellissima isola spagnola, non mi ritrovai a pronunciare le seguenti parole: “Se è un maschio Arturo, se è una femmina Nina”. Già dai nomi avrete facilmente intuito che lo scenario era bello che cambiato. Nomi normali, un bel rapporto di coppia consolidato da anni e un sano desiderio di mettere su famiglia. Anche perché ormai le candeline sulla torta stavano cominciando a troneggiare minacciose sulla glassa sottostante.
C’è giusto un piccolo particolare da segnalare. La persona con la quale stavo progettando questo meraviglioso avvenire, era una donna. Ebbene sì, dopo anni di onorata carriera da eterosessuale, avevo incontrato la bionda con la quale volevo trascorrere il resto della mia vita.
Ora, su quella spiaggia iberica, io e la bionda ci confidammo il reciproco desiderio di avere un figlio, ma da quel momento intriso di romanticismo, magia e tutte cose, all’effettivo avvento di un esserino pigolante nelle nostre vite, sarebbero trascorsi ben sette anni.
Perché tutto questo tempo? Colpa mia.

Dopo aver stabilito che questo figliolo s’aveva da fare, ho dovuto constatare che la cittadina Giulia, da quando si era innamorata della bionda, era stata retrocessa. Se prima sguazzava nella serie A della società, senza peraltro rendersene conto, adesso si ritrovava improvvisamente relegata in C2. E il tutto senza muovere un muscolo.
Meglio del mago Copperfield.

Certo, anche prima che l’infante si profilasse all’orizzonte qualche avvisaglia l’avevo avuta. Ad esempio quando ero arrivata trafelata in ospedale per avere notizie della bionda che aveva avuto un incidente col motorino. Al triage mi avevano chiesto chi fossi, io avevo risposto “la compagna” ed ero stata scambiata per una nostalgica marxista leninista. Oppure quando, durante una cena a lume di candela, avevo chiesto alla bionda se voleva sposarmi. Lei, dopo aver sussurrato emozionata il fatidico “sì”, aveva immediatamente aggiunto, con ben altro tono, “ma non si può!” e da lì era partita con una filippica sulla mancanza di riconoscimento in Italia per le coppie come noi. Cioè, nel nostro paese pure il mostro del Circeo si poteva sposare (e, tra l’altro, l’ha fatto), ma io e la bionda no?
Inutile dire che l’immagine del mostro del Circeo davanti all’altare aveva un tantino sciupato la poesia del momento.

Ma il pensiero che più mi affliggeva era che nella serie C2 in cui sia io che la bionda ingiustamente gravitavamo, ci si sarebbe ritrovato anche il nostro piccolo nano. E qui era tornata prepotentemente alla ribalta la banda del buco: gli infidi Giuda e Maria Vigliacca.
Li vedevo, ormai quasi maggiorenni, che mi sorridevano beffardi. Perché, se era vero che io gli avevo riservato un destino infame, era anche vero che persino loro, figli di un preservativo bucato, avrebbero comunque avuto più diritti del nostro pupetto, figlio desiderato e voluto, frutto dell’amore di due persone adulte e non della goffa sperimentazione sessuale di due adolescenti.
Innanzitutto gli era garantito il diritto ad avere due genitori, anche se io fossi stata la saponificatrice di Correggio e il ricciolone dell’epoca il cannibale di Rostov. Mentre per lo stato italiano la bionda sarebbe risultata nient’altro che una generosa filantropa che, con spirito di misericordia, provvedeva alle cure e al sostentamento del figlio di una ragazza madre.
Non solo, i subdoli gemelli mi facevano altresì notare che la società era molto più disposta ad accettare loro in quanto spacciatore e mignotta, che non due donne con un figlio. Bastava semplicemente che si definissero con termini più cool, tipo “pusher” ed “escort” e il gioco era fatto. Mentre noi, gira e rigira, sempre due lesbiche con un bambino saremmo rimaste. Al massimo “two lesbians with a baby”.

Così il mio mantra divenne ” La società non è pronta, il bambino non è tutelato”. E invece di fantasticare come fanno tutti su cose da bebè tipo i primi sorrisini, il primo dentino, le prime paroline, la prima bicicletta senza le rotelle, il primo campionato juniores di nuoto e il primo master negli Stati Uniti, la mia mente vagava tra terribili incidenti nei quali inevitabilmente io crepavo e la bionda, già devastata dal dolore per la mia dipartita, doveva anche vivere l’atroce supplizio di non poter riconoscere suo figlio, il quale sarebbe ovviamente finito in un qualche istituto di suore scalze e baffute.

Insomma, per anni non feci altro che aspettare. Aspettare che finalmente un chiaro intervento legislativo ponesse fine a tutti i miei timori. In fondo che ci voleva? Bastava legalizzare le unioni omosessuali e tutti saremmo vissuti felici e contenti, senza togliere niente a nessuno, nemmeno a Giuda e Maria Vigliacca.

Già, che ci voleva? Eppure continuava a non succedere nulla.

Fu solo quando mi resi conto che l’ardua battaglia tra l’attesa dello Stato e l’avvento della mia menopausa vedeva in netto vantaggio il secondo schieramento, che capii che era arrivato il momento di fare qualcosa.
E non per me o per la bionda. No, lo dovevo a quel bambino che tanti anni prima su quella spiaggia spagnola si era affacciato timidamente nelle nostre vite e non se ne era più andato. Era rimasto lì, solo solo su quell’isola lontana, in attesa che le sue mamme tornassero a prenderlo.
Ora, però,  la sua mamma più fifona e titubante era finalmente pronta ad affrontare le sue paure e partire per il viaggio più sensazionale della sua vita.

Ma prima di imbarcarsi in questa avventura, c’era una cosa che andava fatta…

 –CONTINUA-